Profilo

Alberto
Rivarossa

Per meglio comprendere il pensiero e le idee del professionista a cui rivolgersi può essere utile conoscere la sua storia e la sua formazione oltre le fredde informazioni di un curriculum; scriverò queste poche righe per chi avrà la pazienza e la curiosità di leggere fino in fondo, dove troverà poi il Curriculum in formato europeo, completo ma necessariamente più arido.

Il mio percorso di avvicinamento alla Chirurgia Plastica iniziò ufficialmente nel 1982, anno in cui frequentavo il 5 anno di Medicina e Chirurgia presso l’Università di Torino e, grazie ad una deroga del Direttore universitario di allora, il Prof. Vittorio Bergonzelli, potei frequentare con un anno d’anticipo il corso d’esame di Chirurgia Plastica; avevo seguito questo indirizzo anche grazie ai consigli di un mio concittadino, il Prof. Felice Fruttero, Otorinolaringoiatra e docente di Chirurgia Plastica, pioniere della Chirurgia Estetica del Naso, e buon amico di mio padre, anche lui Medico Chirurgo, Specialista gastroenterologo; proprio nei primi anni di Università avevo assistito a qualche intervento di Rinoplastica del Prof. Fruttero, riportandone un’impressione, molto erronea, di estrema semplicità esecutiva.
Mi ritrovai, così, dopo la Laurea e l’accesso alla Scuola di Specializzazione, in quella che è stata la prima Scuola Universitaria di Chirurgia Plastica in Italia, istituita nel 1954 dal prof. Sanvenero Rosselli,trasferitosi poi a Milano.

Furono anni di grandi progressi della Chirurgia Plastica, con nuovi materiali, innovazioni come gli espansori tessutali e lo sviluppo delle nuove tecniche microchirurgiche; con diversi ruoli successivi, da specializzando a Dirigente Medico, rimasi presso l’Istituto Universitario di Chirurgia Plastica di Torino più di 20 anni, alternando periodi di formazione e ricerca all’estero, principalmente a Nancy (F), Shanghai (CN) e Tokyo (J), fino al 2005, anno in cui mi trasferii a Cuneo come responsabile della neonata Chirurgia Plastica Ospedaliera, sempre praticando parallelamente la Chirurgia Estetica in regime di rapporto non esclusivo.

Dal 1988 sono socio ordinario della S.I.C.P.R.E. italiana, dal 1998 Docente presso la Scuola di Specializzazione Universitaria di Torino e dal 2015 socio della prestigiosa A.S.P.S. americana…. Il resto lo troverete nel Curriculum.

Quello che ora mi interessa sottolineare è, invece, la filosofia e la visione della Chirurgia Plastica, Estetica e Ricostruttiva, sviluppatasi nel corso di questi anni e condivisa in larga misura con molti miei colleghi torinesi: si tratta di una visione morfo funzionale e sobria della Chirurgia Plastica.

Se l’esigenza estetica può anche essere la molla psicologica che porta il paziente a richiedere un intervento è poi la valutazione clinica del medico che deve ricercare un risultato non solo estetico ma anche funzionale adeguato, evitando eccessi, rischi e mostruosità chirurgiche oggi purtroppo molto diffuse: il miglior intervento è quello che non si vede, un naso od un seno “chirurgico” sono già per definizione un risultato subottimale.

Voglio ora chiudere con alcune citazioni dei tre Direttori della Scuola Universitaria di Torino che cerco sempre di tenere presente nella mia pratica professionale:

– Prof. Vittorio Bergonzelli “Il Chirurgo Plastico deve essere uno Psicologo con il bisturi in mano”.

– Prof. Giovanni Bocchiotti “Non crediate mai di avere inventato nulla: prendete i libri di chirurgia del passato e troverete nuove tecniche, cercate di vedere oltre le montagne, non fermatevi alle colline”

– Prof. Stefano Bruschi “La Chirurgia Plastica è la disciplina che oggi meglio interpreta il concetto di Salute-Benessere, estetica e funzione”

A me piace ricordare che il Chirurgo Plastico è paragonabile ad un artigiano, un restauratore che cerca di utilizzare al meglio i tessuti ed i materiali, recuperando il recuperabile e sostituendo solo quando assolutamente necessario sostituire; il Chirurgo Plastico non può creare dal nulla ma può modificare l’esistente, non è un mago ma è un prestigiatore. Non dobbiamo credere nè far credere di essere dei maghi, anche se qualche volta possiamo coltivarne l’illusione.